29 Settembre 2018

Seduto in quel caffè…

Seduto in quel caffè, quello della canzone, cerco di capirci qualcosa, in questa storia di Modena capitale del beat.
Potrei chiedere al Grande Picca, modenese espertissimo di cose musicali, ma son sempre lì a disturbarlo e c’è il rischio che prima o poi mi prenda a male parole.
Ripiego su un giro in libreria.

“Storia della musica italiana”: quasi trenta euro. Costosetto, ma la curiosità impelle.
Sì, perché a noi immigrati di prima generazione spesso mancano informazioni fondamentali, ma ci teniamo a capire, ce la mettiamo tutta. Anche quando le cose suonano strane, anche quando si parla di Modena come capitale degli anni Sessanta del Novecento: non Liverpool, non Berkeley, ma Modena.

Torno in quel caffè, quello della canzone, in fondo alla Via Emilia e me lo sfoglio ben bene, il libro, e mi aiuto pure con l’invenzione che Sua Immensità Steve Jobs ha donato all’Umanità. Cerco “Beat italiano” e scopro che è tutto vero, incredibilmente vero. Leggo: “il Bar Grand’Italia è il ritrovo di tutto il giro beat, che lì passa i pomeriggi in scambi di idee e impressioni.”
Ma tu guarda…

E’ la prima volta che mi capita di essere così in mezzo alla Storia. Ordino un cappuccino, accompagnato da qualcosa che grondi cioccolato, e mi godo la posizione: al centro del centro del beat. Però, sul più bello, l’occhio si ferma su una frase di Edmondo Berselli, poche righe sotto: “gli italiani, con sentenza inappellabile, erano in ritardo. Questione di tecnica, questione di pubblico, questione dell’imprinting di Claudio Villa sulle mamme e le nonne, e quindi sui cromosomi canori dei figli e sulle loro inclinazioni musicali.”

E qui mi impallo, come certi computer quando gli dai troppi clic. Ma come, proprio Modena, la Modena che ha appena costruito un quartiere in cui le auto si guideranno da sole, quella stessa Modena si ferma a ricordare un’epoca in cui eravamo tutti in ritardo? Provinciali?
Seduto in quel caffè, quello del beat, mi dico che quasi quasi val la pena di starsene seduti qui per osservare e, magari, raccontare questa città unica nel suo genere. Guardo il calendario appeso alla parete: oggi, 31 settembre. Appunto.