24 Maggio 2016

PROPOSTE PER UNA SCUOLA MIGLIORE SENZA SPARGIMENTO DI SOLDI

Ci avete fatto caso? Si parla sempre di riforma della scuola. Tra un dibattito e l’altro passano un paio d’anni al massimo. E poi, (ci avete fatto caso?) il dibattito insiste sempre sui soldi: risorse per l’assunzione dei docenti, per ristrutturare gli edifici, per l’offerta formativa.

Per non essere fraintesi, le risorse sono importanti, ma a forza di valutare i governi in base ai finanziamenti sull’istruzione, si finisce per dimenticare che molti, moltissimi aspetti che fanno una scuola di qualità passano in primo luogo dall’intelligenza.

Da questa semplice impressione, nascono le mie 5 proposte per una scuola migliore senza spargimento di soldi. Scuola primaria, ovviamente, quella che conosco un po’…

1. E’ l’Europa che ce lo chiede: a casa da soli.

Il confronto con i famosi Paesi del Nord Europa, i nostri fari per economia e benessere, è impietoso. I nostri bambini vanno accuditi in tutto, i loro sono autonomi e pieni di risorse. Poi scopri che, per esempio, gli alunni tedeschi vanno a scuola da soli fin dalla prima, i danesi non sono da meno e non ci sono stragi di innocenti, in quelle terre lontane.

Non si può dire: “le città sono diverse, i marciapiedi sono più alti, gli automobilisti più disciplinati”. E’, semplicemente, che le società evolute pensano le nuove generazioni in termini educativi. La nostra, involuta, pensa in termini accuditivi. La prima proposta di riforma, senza spargimento di soldi, è consentire a docenti e genitori di far fare ai bambini il tragitto casa-scuola più o meno da soli.

2. E’ l’Europa che ce lo chiede: rimettiamo a posto le prove.

Ognuno è innocente fino a prova contraria. No, non ognuno, perchè per i docenti questa massima fondativa del diritto non vale. A scuola vige l’inversione dell’onere della prova. Per cui, se un bambino si fa male, tocca a te dimostrare che sei innocente.

Non voglio discutere la validità della norma, ma i suoi effetti: i ragazzi non vanno mai lasciati soli, neanche per una fugace corsa in bagno. Si chiamano i bidelli, si comunica Urbi et Orbi che in quel preciso momento le interiora stanno facendo il loro corso e si può andare. E poi, siccome il numero di bidelli è in drastica diminuzione, ci si accolla semplicemente il rischio: io vado, speriamo che loro non si ammazzino.

La conseguenza educativa (perché anche da una corsa in bagno si possono trarre conseguenze educative) è che i bambini crescono con la considerazione che è ovvio essere controllati. Se il controllo non c’è, possono fare di tutto. Ovviamente, altrove non è così. I soliti Paesi del Nord, certo, ma anche del sud est asiatico: tutte le locomotive economico-sociali vecchie e nuove lasciano ai ragazzi la responsabilità di sperimentare libertà e opportunità. Il controllo 24/24 è una foglia di fico tipicamente italiana.

La seconda proposta di riforma, senza spargimento di soldi, è far capire a bambini e ragazzi che, se si spaccano la testa, il dolore e la responsabilità è loro.

3. Flessibilità totale: i docenti

Una buona flessibilità è già presente nelle scuole, ma è sottoposta al vaglio insindacabile del Dirigente. Come se il timbro e la firma del Responsabile (le maiuscole sempre a posto, mi raccomando) rappresentino l’unico modo per garantire la presenza di almeno un docente per classe.

E invece no, il signor Olivetti prima, e Steve Jobs poi, ci hanno fatto la grazia del personal computer e da allora il sistema si è evoluto. Abbiamo un registro elettronico, il calcolo delle ore effettuate dai docenti può essere attivato in automatico: che senso ha farsi autorizzare un cambio turno, una compresenza, la data di una programmazione, una fantasia qualsiasi? Sembra una questione di poco conto, ma non lo è: come con i bambini, anche i docenti subiscono gli effetti nefasti del controllo. Riduzione della produttività, visione impiegatizia del lavoro…(ab libitum)

Poi ci sarebbe la flessibilità per i bambini, ma voglio fermarmi a quattro proposte… e alla quarta tengo particolarmente.

 4. Il Dirigente è mio e me lo gestisco io.

E’ ancora l’Europa che ce lo chiede. Come funziona lassù, dove i bambini sono biondi, parlano sottovoce e ottengono i migliori risultati OCSE PISA? Non ci crederete, voi sciagurati Italiani, ma i Dirigenti vengono eletti tra i docenti.

Questo meccanismo, piuttosto semplice e forse non adatto ai bizantinismi di casa nostra, consolida la coesione del progetto educativo di scuola. “Il capo è uno di noi! Lo abbiamo eletto…”, pensano i docenti.

“Sono stato eletto, non posso ignorare le opinioni dei colleghi!” Pensa il Dirigente.

A ben vedere, però, questa proposta non dovrebbe essere inclusa in questo elenco: mi ero ripromesso di pensare riforme “senza spargimento di soldi”, qui rischiamo di risparmiare un bel po’ di euro. Forse le proposte dovevano essere solo tre.

Basta così?

Per ora sì: sono già pentito di aver scritto più di 800 parole su un tema che non avrà mai il rango di “stimolanti idee per il dibattito”.


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