24 Maggio 2016

MI SPECCHIO E VEDO

La maestra ha dato il titolo “Mi specchio e vedo” e i bambini hanno iniziato a scrivere. In quinta, sanno che non ci si può accontentare di un testo descrittivo e le idee vanno catturate nell’aria. C’è calma, concentrazione.

“La felicità. Vedo la felicita nello specchio”. L’incipit è di quelli densi, che fanno cadere subito dentro la storia. Non puoi che essere d’accordo con la bambina, quando scrive che “la felicità scorre lungo il tuo viso”.

Poi scende nel dettaglio.

“Occhi. Vedo anche i miei occhi, bellissimi” sono “occhi che a volte possono nascondere delle bugie, ma prima o poi si scoprono perché le bugie non si possono nascondere per sempre, alla fine si trovano.” La bambina non sa nulla di JFK e del fatto che si può ingannare tutti per sempre… ma è evidente che la mia parte adulta sta prendendo il sopravvento.

“Nello specchio vedo anche la mia bocca color rosa”, “non riuscirei a resistere senza bocca, perché la bocca mi dà gusto, ecco perché”.

E poi ci sono le mani, quelle stesse mani che la bambina vorrebbe già ammirare con lo smalto. La mamma non lo consente, così lei si accontenta di dire che ormai è grande, ha 11 anni ed è in quinta A. Anche sulle unghie dei piedi si può mettere lo smalto, ma sa che è una battaglia persa e conclude dicendo: “Vedo un corpo, nello specchio, un corpo magro come la mia amica Darylline. Un corpo normale, non è molto basso nè alto. Mi presento, il mio nome è Denise.”

“Non so perché ti stupisci”, mi dice la maestra. Forse non è il testo migliore che la sua classe ha scritto quest’anno. Forse è solo un bel testo, ma io lo leggo, lo fotocopio, lo rileggo e penso che c’è un’onda nella storia ed è bello sapere che c’è già qualcuno pronto a superarti.


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