24 Maggio 2016

LA SFIDA DEL TALENTO

Gli imperi di domani saranno imperi della mente, ha detto Wiston Churchill in un discorso ad Harward del 1953. In un futuro neanche troppo lontano, le guerre per le risorse naturali avrebbero affiancato battaglie per le risorse umane coinvolgendo tanto le aziende, quanto le nazioni. Equilibrio dei poteri ed equilibrio dei cervelli avrebbero mantenuto il mondo in pace.
Il talento è risorsa poco diffusa e, per questo, dotata di un crescente peso economico e con questo arriviamo a noi.
Nel mio lavoro il talento non esiste o non viene considerato. Al limite per i docenti si parla di merito. Ma il merito è cosa diversa e c’entra poco con l’ingrediente base del talento: la creatività. Per il merito basta la corretta esecuzione di un compito, per la creatività è necessario strappare il foglio, ricominciare da un punto qualsiasi, ma diverso.
Il buon dio degli economisti, perché il ragionamento è partito non a caso ad un articolo dell’Economist, considera la battaglia per l’assunzione dei talenti un obiettivo strategico. La posta in gioco è la sfida fondamentale sul campo dell’innovazione. Se riesci a convincere uno che inventa il tablet a lavorare per te, non ti devi preoccupare di quote di mercato, perché il mercato lo crei tu.
A scuola no. Il talento non esiste, non va assunto, non crea valore. L’obiezione è che la scuola non è un’impresa e non dobbiamo conquistare mercati nuovi. Vero, ma abbiamo da formare dei ragazzini e lasciamo questo compito a meritevoli insegnanti. Un po’ poco.

Ps: Per più di tre italiani su dieci, l’Italia è ancora il paese più creativo al mondo. Questa percezione è del tutto infondata. Le graduatorie mondiali smentiscono ampiamente questa percezione. Ci succede, non è una battuta, di trovarci a tu per tu con il Botswana (Annamaria Testa, “La pubblicità“, il Mulino”).

Anche questo può voler dire qualcosa, per la scuola.


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