24 Maggio 2016

EBOOK O GELATERIA?

Insomma, alla fine ho comprato un ebook. Non perché abbia smesso di sniffare la carta dei libri. E neppure per una improvvisa necessità. Semplicemente perché, con il caldo di questi giorni, uno sente proprio il bisogno di rincuorarsi.
Quindi: macchina, Mediaworld, approfitto dell’aria condizionata, poi quattro parole con un venditore gentile e passo alla cassa.
Evidentemente devo aver saltato il fosso. Ho tradito…
il vecchio libro da sottolineare a matita e da riempire con post it. Ho tradito il mio modo di prendere appunti su qualsiasi superficie che si accorga del passaggio di una matita per un sistema elettronico che piazza tag, segnalibri e screenshot a tutto spiano.
Ho tradito perché mi accorgo di essere felice di poter sottolineare sullo schermo! Posso prendere appunti! Fare schizzi e disegnini! E’ un portento, questo ebook. Va bene, c’è pure il sudoku e un gioco tipo tetris, ma non si può avere tutto dalla vita.
Quindi: macchina, casa, divano e apro la confezione.
Lo accendo, ovviamente e mi vengono in mente tutte le letture sui nativi digitali, tutte le teorie di Paolo Ferri, tutti quei bisbigli e mormorii sulla imminente scomparsa-del-libro-così-come-lo-conosciamo.
Sì, perché il mio ebook fa una gran scena. Ha uno schermo enorme, rispetto a quelli che ho visto in circolazione. E’ l’ultimo modello. Fa una gran scena, lo ripeto. Ma i caratteri non superano il corpo sei, sette. Otto, al massimo.
Ma sei proprio uno-punto-zero, diranno i soliti teorici (quelli che, senza chiedermi nulla, mi hanno sbattuto tra i digital immigrants). Basta fare lo zoom!
Bravi, rispondo io. Ma se faccio lo zoom il testo mi esce dalla pagina e devo rincorrerlo a destra e manca con l’apposita penna stilo. Sarò uno-punto-zero, ma che vantaggio ho a far fare alle mie dita quello che gli occhi fanno meglio?
Risultato. Domani salgo in macchina, vado da Mediaworld, approfitto dell’aria condizionata, poi quattro parole con il venditore gentile e cambio l’ebook con una gelatiera. Con questo caldo non mi sembra una cattiva idea.
Perché una cosa c’è da ammetterla: la tecnologia c’entra poco con i libri, ma fa un gelato da Dio.


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