Diario di un candidato: Mirandola

C’è qualcosa di terribile in quello che é successo dopo l’incendio doloso di Mirandola. Qualcosa che avvelena i pozzi a cui tutti noi ci abbeveriamo.

I fatti sono noti: un irregolare ha appiccato il fuoco al comando dei vigili urbani di Mirandola e ha ucciso due persone. Altre sono rimaste intossicate e speriamo che il bilancio non si aggravi.

Quello che è successo dopo, sono i commenti scatenati sui social. Tutti con un filo comune: il male non ci appartiene, il male arriva da fuori. È un’idea che ormai ha preso il sopravvento ed è un’idea più malata che sbagliata.

Servirebbe qualcosa o qualcuno che riprenda in mano le fiabe più antiche, gli scannamenti di Barbablu o le stragi innocenti del pifferaio di Hamelin. Servirebbe qualcuno che tiri fuori dai cassetti i vecchi giornali, la saponatrice di Correggio o la banda del Circeo.

Servirebbe qualcuno che presidi i pozzi della convivenza a cui tutti noi ci abbeveriamo e che ricordi, almeno, che le due persone morte nel rogo sono l’anziana Marta Goldoni e la sua badante Yaroslava Kryvoruchko.

Vittime di un folle che non avrebbe dovuto vivere per strada.

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