30 Aprile 2019

Diario di un candidato: il rosa

Se ti capita di girare un po’ di città italiane, in genere finisci per imbatterti in un edificio che non c’entra niente con il resto, un edificio un po’ iettatorio. Sì, perché puoi tirare in ballo quanto ti pare la cultura, l’architettura, ma la “Casa del Mutilato” fa impressione a partire dal nome.
A partire dal nome, certo, ma anche per la funzione: ricompensa, misera, per i poveracci che hanno lasciato una parte di sé nella Grande Guerra.

Tenute a lucido, spesso ancora con i bei fasci littori in mostra, se ti capita di girare un po’ le città italiane hai l’impressione che i conti con il Fascismo siano ancora lì: sempre aperti. A Modena, invece, le cose stanno un po’ diversamente.

Anche a Modena c’è ancora, certo, la Casa del Mutilato, ma è stata dipinta di rosa.
Mica un colore a caso, dico: di rosa!

E qui sta il punto: se prendi il mascellone di Mussolini e lo dipingi di rosa, cosa ottieni? Il pop, certo, il democratico, frizzante, inclusivo pop.
Ecco, sarà che di gente strana, gente rasata e con il braccio alzato, in giro se ne vede tanta, ma a me questa storia del rosa ha dato speranza.

In fondo, se ne hai ancora un po’, di rosa nel barattolo, e se hai fantasia da vendere, forse anche un palazzaccio può diventare un racconto tutto nuovo, che l’abbia costruito il mascellone o qualcun altro.